sabato 3 luglio 2010

Safe Trip

Partire è un po' morire blablablà blablablablà. La malinconia della partenza è stata inevitabile, e francamente anche un po' di quella che mi aspettavo. Salendo sull'aereo avevo i lucciconi, è davvero incredibile. Ma dalla mattina di ieri, da cielo azzurrissimo e dal sole, fino a quel momento, con i lucciconi, c'era anche una strana energia. Non tutti voi mi conoscevate, all'epoca, ma mi sono sentita in maniera molto simile a quando sono andata via da Mantova alla fine del mio primo Festival (o forse il secondo, ma quanto ad intensità sono stati molto simili, a parte che dopo il primo sono tornata con tutta la famiglia, dopo il secondo da sola). Comunque sia, dettagli cronologici a parte, ho avuto la stessa strana sensazione di perdita e di ritorno al punto di partenza. Arrivare e partire, in fondo, sono molto simili: si attraversano le stesse soglie, si vedono gli stessi luoghi, c'è lo stesso misto di apprensione, attesa e presentimento della nostalgia. E c'è anche, in questo caso come quella volta a Mantova, un'energia e un'euforia estremamente simile sia all'andata che al ritorno. Quella volta, come questa, ero anche incredibilmente triste di lasciare persone e attività diventate familiari in e per così poco tempo e piena di energia per quello che mi sarebbe rimasto nel periodo successivo. La stessa voglia di riniziare tutto daccapo e la stessa felicità per l'esperienza appena conclusa. Il tutto unito ad una inusuale (per il mio carattere) propensione a cogliere l'attimo, anche dal punto di vista materiale, facendo senza troppa apprensione gli ultimi acquisti prima di partire... in fondo dovevo pur finirli quei dollari! Così ho preso delle nuove crosswords, più facili (non molto, ma comunque...), dei quotidiani... un bubble tea. Per la scienza, avrei scoperto di cosa si trattava, l'avevo promesso: niente per cui valga la pena spendere quattro dollari, comunque. In sostanza: un milk-shake aromatizzato nel quale sono incluse delle palline gommose di tapioca. Non male come esperimento, ma francamente 1) troppo dolce, 2) troppo latte...
Ho scoperto che JFK è un aeroporto molto a misura d'uomo, chi l'avrebbe mai detto. Probabilmente è un vantaggio della divisione in terminal. A differenza di Malpensa, che è un CAOS totale, e perfino della Stazione Centrale di Milano, molto più bella adesso che è rinnovata, ma comunque un posto caotico e affollato assai più del desiderabile. Anche il viaggio verso l'aeroporto è stato tranquillo. Incassato il colpo di aver dovuto prendere la navetta a quel paese rispetto al mio appartamento, il viaggio è stato molto lungo ma confortevole, e ho avuto la compagnia di un tale che andava in Italia e che era ben contento di confrontare le sue cognizioni di italiano basate su un libro vecchio di vent'anni con l'esperienza di una giovane parlante nativa. Unico limite: gli italiani che fanno parte della sua famiglia sono campani... e purtroppo su quel campo, estremamente specifico, di lingua e idioms ho ben poca pratica. La cosa più buffa della conversazione è stata la sua reazione alla vista degli euro: "Sembrano così facili da falsificare!". La stessa cosa che ho detto io al vedere i dollari, che mi sembravano tutti uguali uno all'altro, oltretutto. Invece lui mi ha mostrato alcuni piccoli trucchi per verificarne l'autenticità, tra cui la presenza di un microscopico gufo in alto a destra, proprio sull'angolo sinistro dello stemma con l'uno. Lui giura che con una lente è proprio un gufo quello che si vede. Oppure, altra osservazione bilaterale: è impossibile guidare con i vostri cartelli stradali! Io cerco il colore, quando guido, prima ancora del segnale specifico, e in America hanno pochissimo standard, bisogna leggere tutto. Hanno cartelli che dicono qualunque cosa, incluso: "Parcheggiare qui? Non pensarci nemmeno!".
In aereo ho avuto di fianco una tizia che per tutto il tempo ha cercato di usare il cellulare di straforo... a fine volo mi ha (finalmente!) rivolto la parola, dicendomi che stava rientrando dopo sei mesi e che le stavano arrivando i messaggi da dicembre in poi (incluso quello di uno che la voleva sposare!)... gente strana ce n'è da ogni parte del mondo. Comunque, andato bene: ho dormito, ho chiesto un pasto standard, quindi non ho mangiato solo carne ma pasta e salmone (neanche sgradevole, per la verità), ho visto metà del film "La prima cosa bella", ascoltato musica classica in loop e fatto qualche parola crociata. Le forze per leggere Dan Brown le ho avute solo in treno, insieme ad un sonno pazzesco. Meno male che Francesco mi aspettava alla stazione, o non mi sarei retta in piedi. Ad onor del vero, le persone qui ad aspettarmi non erano meno sfatte di me, in ogni caso è stato bello ritrovarsi e mangiare una pizza (italiana). A parte un certo sconvolgimento, pensavo di stare reagendo bene al cambiamento di fuso orario, visto che ieri sera ho preso sonno in un batter d'occhio. Ovviamente non mi sono resa conto della portata della questione. Stamattina alle dieci, dopo dodici ore di sonno, il commento di Bea è stato "Sembra che tu ti sia fatta un cannone", stato di cose non molto cambiato dopo altre tre ore supplementari, e nemmeno nel pomeriggio. Un (poco) più lucida stasera, ma ora vado a nanna, vi saprò dire come evolve la situazione. E intanto penso: che vorrei già inscatolare (questa stanza è TROPPO piccola... che senso ha mettere in ordine delle cose che non uso?) e che uno dei sistemi geniali per gestire questo caos sarà fare lo zaino per il campo con ben tre settimane di anticipo!

2 commenti:

  1. Bentornata!

    Se domani vai a messa a Cristo Re, penso che mi troverai là.

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  2. Sì, avevamo idea... solito undici e mezzo o prima?

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