L'ho cercato, pensavo di aver già scritto un post con questo titolo, e invece non l'ho mai usato. Il nome del blog non è mai stato anche il titolo di un post, finora... Così sono andata a rivedere quando avevo iniziato, e cosa avevo scritto. Mi sono riletta, e sono stata contenta di aver scritto perché molte cose le ho già dimenticate. Altre ci è solo voluto del tempo per fissarle, per fare in modo che mi appartenessero, radici che hanno portato frutto col tempo, e che ora sono aspetti fondamentali di me stessa. Cose che ritenevo nuovissime e rivoluzionarie e che invece sono i frutti di una maturazione durata almeno due anni e mezzo. Questa è una ragione di fiducia: anche adesso sto seminando, e i frutti li vedrò prima o poi, se ho la pazienza di aspettarli. La correttezza di una decisione non dipende dalla rapidità dei suoi risultati, ma dalla loro bontà e rispondenza all'intento.
Un'ampia parentesi autoriflessiva, favorita dall'ora tarda o solo dal clima della partenza, che induce a tirare le somme e fare un po' il punto. E anche qualche confronto: con la scrittura di quel giugno 2010, molto più curata e dettagliata (avevo anche molto più tempo di quello che ho avuto qui) e forse anche più intensa, la prima volta dopo anni che azzardavo una scrittura organica, forse la prima in assoluto che permettevo a così tante persone di leggere. Oggi scrivo (e faccio leggere) con regolarità e una certa dose di (sfacciato, immodesto e forse eccessivo) coraggio... mi piace la strada che ho percorso e dove mi sta portando, terrò a mente questo pensiero nei momenti di sfiducia.
Il confronto è anche con altre partenze, altrettanto umide e piovose, come il mio primo anno al Festivaletteratura di Mantova: una malinconia molto simile, anche se più lieve in questo caso. E tornare a come ho iniziato asseconda l'umore autunnale di fine vacanza e di addio. Mi viene da pensare che una chiusura circolare non potrà che essere la fine del blog, e mi sono chiesta se valesse la pena scriverlo proprio così, l'ultimo post dall'Irlanda, quasi scaramanticamente. Del resto, per me, la definizione esatta di uno scritto che funziona è "rotondo". Ma mi son detta: se questa è una fine, non ne avrei potuto trovare una migliore. Se non lo è, quale migliore inizio di un ritorno al punto da cui ero partita? Ma soprattutto non riesco a resistere alla tentazione di sottolineare questi corsi e ricorsi storici, visto che al termine dei quindici giorni abbiamo concesso a noi e ai ragazzi... la pizza!
Una pizza delle dimensioni di una ridotta, qua, costa sette euro e cinquanta, anche se solo margherita. Ne abbiamo prese una quindicina di giganti, tutte margherite e poi le abbiamo divise. Di fronte all'Athlone Institute of Technology c'è la pizzeria di un italiano, Luigi, e alla fine dei quindici giorni abbiamo pensato di esaudire questo desiderio dei ragazzi, che per tutto il tempo si sono lamentati del cibo, nonostante la varietà e la quantità del cibo della mensa. E Così la mia esperienza qui si chiude con un'altra pizza estera, in compagnia, dopo la discoteca di chiusura, un sacco di pianti e il senso di qualcosa di bello che, con tutti gli alti e bassi, ha funzionato, e lascerà un segno. La pizza oltretutto era buona, anche se il formaggio, che è sempre il punto più debole di questi tentativi di cucina italiana abroad, non era proprio indimenticabile.
Non riesco a non lasciarmi andare alla morale di noi italiani che all'estero (e forse anche in patria) siamo sempre nostalgici di qualcosa, troppo attaccati a quello che ci siamo lasciati dietro per godere pienamente di quello che abbiamo. "Nessuno cucina come la mamma", insomma.
Ci aspetta, domani una giornata intera tra voli e aeroporti, quindi non è davvero la fine. Ma così la sento, e dopo l'autoanalisi e dopo la morale ecco perfino i buoni propositi.
O più precisamente un sogno.
Il sogno di un viaggio in cui la strada di ritorno non sia la stessa dell'andata. Il sogno un viaggio di cui io e solo io conosco le tappe, e non necessariamente al momento di partire. Un viaggio senza altro bagaglio che quello che riesco a portarmi da sola (e magari qualcosa meno). Un viaggio in cui la mia casa sia quella dietro ogni porta che si apre per me, la mia patria quella che si stende sotto i miei piedi passo dopo passo.
In un certo senso quel viaggio è già iniziato, ma probabilmente sono vicina a questa fatidica nuova partenza più di quanto io stessa non immagini.
E così un arrivederci, e un nuovo Buona Strada.
Buona Strada allora a me che riparto, Buona Strada a chi -
incredibilmente, e non posso che ringraziare - continua a camminare con
me. Buona Strada anche a chi cammina ormai altrove.
Che bello sarebbe, adesso, sapere di tutti voi.
martedì 17 luglio 2012
lunedì 16 luglio 2012
Taste
Che peccato scrivere questo post solo adesso, e non averlo fatto ieri sera o stamattina, quando il gusto delle cose provate era ancora fortissimo, presente e vivo.
Gustare e sperimentare: sono cose difficili da raccontare, e forse proprio per questo il blog in sé è un esperimento ambizioso... ma coerente. Fare esperienza è proprio assaporare, godere il gusto. Taste, gusto, ma anche assaggiare. Perché il tempo è poco, perché i gusti sono diversi, affascinanti, e andrebbero assaporati con calma. E' così che vi vorrei raccontare Dublino, questa volta.
Sentire il gusto di Temple Bar, una mattina. Che comincia deserta, continua esplorando i mercatini, i negozi vintage e quelli di dischi, e che finisce con un sacco di gente in giro e nei pub, la musica che dai locali esce sulle vie.
Il gusto di quella musica, nei pub e anche alla Guinness Storehouse. Già assaggiata in quel ritorno veloce all'Arlington Hotel la volta prima, questa volta gustata con un po' (poca) più di calma. Al tavolo con gli altri, i baffi di quella schiuma densissima... la Guinness con il suo colore incredibile, vederla appena spillata e mentre riposa, poi al tavolo. Sperimentarne la bellezza. Perché di berla non mi fido (resisterò fino alla fine? mi concederò un sorso almeno l'ultima sera?) ma anche solo guardarla è un vero spettacolo, quel color cioccolato che diventa nero a poco a poco...
Salgo fino al Gravity bar e lì la Guinness che viene servita è veramente tantissima: l'odore mi viene incontro, robustissimo e tostato, forte sì, ma non nauseante. Il gusto delle cose fatte bene. E poi Dublino vista da lassù, a 360 gradi, con il suo cielo e le montagne, oltre le vetrate dell'ultimo piano di quella esposizione a forma di bicchiere da una pinta che è la Storehouse.
Il gusto di una carbonara clandestina una serata d'Irlanda, il gusto di una spaghettata in compagnia...
Piaceri di casa che non temono di mescolarsi a quelli "stranieri"... i muffin di qua sono buonissimi a volte perfetti. Ne abbiamo assaggiato uno mela e cannella che è stato un'epifania, qualche giorno fa.
Stare insieme è in realtà la cosa più gustosa.
Anche la giornata di oggi si chiude con questo piacere, e con i ragazzi che si buttano nel loro "talent show"... primi momenti commoventi di fine vacanza. E la serata finale deve ancora arrivare.
Gustare e sperimentare: sono cose difficili da raccontare, e forse proprio per questo il blog in sé è un esperimento ambizioso... ma coerente. Fare esperienza è proprio assaporare, godere il gusto. Taste, gusto, ma anche assaggiare. Perché il tempo è poco, perché i gusti sono diversi, affascinanti, e andrebbero assaporati con calma. E' così che vi vorrei raccontare Dublino, questa volta.
Sentire il gusto di Temple Bar, una mattina. Che comincia deserta, continua esplorando i mercatini, i negozi vintage e quelli di dischi, e che finisce con un sacco di gente in giro e nei pub, la musica che dai locali esce sulle vie.
Il gusto di quella musica, nei pub e anche alla Guinness Storehouse. Già assaggiata in quel ritorno veloce all'Arlington Hotel la volta prima, questa volta gustata con un po' (poca) più di calma. Al tavolo con gli altri, i baffi di quella schiuma densissima... la Guinness con il suo colore incredibile, vederla appena spillata e mentre riposa, poi al tavolo. Sperimentarne la bellezza. Perché di berla non mi fido (resisterò fino alla fine? mi concederò un sorso almeno l'ultima sera?) ma anche solo guardarla è un vero spettacolo, quel color cioccolato che diventa nero a poco a poco...
Salgo fino al Gravity bar e lì la Guinness che viene servita è veramente tantissima: l'odore mi viene incontro, robustissimo e tostato, forte sì, ma non nauseante. Il gusto delle cose fatte bene. E poi Dublino vista da lassù, a 360 gradi, con il suo cielo e le montagne, oltre le vetrate dell'ultimo piano di quella esposizione a forma di bicchiere da una pinta che è la Storehouse.
Il gusto di una carbonara clandestina una serata d'Irlanda, il gusto di una spaghettata in compagnia...
Stare insieme è in realtà la cosa più gustosa.
Anche la giornata di oggi si chiude con questo piacere, e con i ragazzi che si buttano nel loro "talent show"... primi momenti commoventi di fine vacanza. E la serata finale deve ancora arrivare.
giovedì 12 luglio 2012
"Pekishh" sent
Gita all'ufficio postale, oggi: ho messo insieme alcuni dei libri che avevo con me, sono riuscita a tenermi sotto i due chili e nelle misure di un packet (quelli più grandi Anpost li chiama parcels, e mandarne in Italia uno da tre chili costa 40 euro). Una deliziosa signora irlandese con i capelli bianchi, un sacco di rughe e un accento fortissimo mi ha servita e mi ha aiutata a stare giusta con il peso, mettendo e togliendo opuscoli. Poi mi ha stampato 15 meravigliosi francobolli, tutti con soggetti naturalistici, tanto per ribadire il mio tema prevalente di questi giorni. Non molto altro, in Athlone, stamattina. I ragazzi hanno lezione e stasera anche il Work Project, che vuol dire che sono libera o quasi anche al pomeriggio. Così finisco di recuperare, stanchezza e voce. E, se tutto va bene, stasera potrei avere la possibilità di vedere un film, anziché fare delle entusiasmanti attività sportive o l'ennesima disco di questa vacanza (e della mia vita: ho già raggiunto e superato il mio massimo di sempre). Peccato il sole sia andato via: stamattina era davvero incredibile!
Nature
Il castello di Birr, residenza privata dei conti Parson, con un gran bel parco tutto attorno. Oltre al castello, un telescopio enorme (Leviatano!) e tutte le attrattive di una residenza signorile: caldaia, grotta, giardino, foresta... e anche cascata, ponte sospeso, lago.
Un sacco di natura. Natura "artificiale", importata e costruita, ma anche quella spontanea dei fiori di campo. Ancora un sacco di verde.
Natura che chiama, tutti mezzi ammalati, tutti un po' da coccolare...
Io, per conto mio, oggi andrò a letto presto sul serio, e cercherò di rilassarmi un po' anche domattina: mi sia ammalata o no, di riposo ho certo bisogno.
Poche parole, molte immagini, molti colori. Godetevi le foto fatte nel Birr Demesne (si legge "domain", tanto per proseguire in questa follia fonetica).
mercoledì 11 luglio 2012
Irish swimming soup
Main topic, questo post: l'acqua.
Acqua di piscina, quella in cui mi sono rifugiata questa mattina per cercare di nuotare via le tensioni e il nervosismo. Anche se è stato impossibile fare un numero di vasche anche solo vagamente paragonabile al solito, il giochetto ha funzionato. Non ho approfittato della sauna: non ci so stare, non mi piace, non ne sento la mancanza. Molto meglio sguazzare in vasca, non solo in corsia: quelle destinate al nuoto erano solo due, il resto della vasca era libero, e si poteva un po' fare il morto, un po' camminare, un po' nuoticchiare... Bollirsi un po' in quel brodo al cloro (senza occhialini... anche stasera mi ricordo bene di essere passata per di là). L'acqua era molto calda, in effetti, e ho avuto l'affanno dalla terza vasca, ma ne avevo comunque bisogno. Ambiente accogliente e funzionale, molto pulito (ma non al punto da convincermi a girare senza ciabatte come gli irlandesi). L'esperienza indimenticabile? Trovarmi a nuotare contromano. Anche in vasca si procede "clockwise", in senso orario: in pratica, tenendo la sinistra.
Acqua di fiume, quella dello Shannon. Ho fatto il mio shopping, vi ho già aggiornati (è praticamente impossibile entrare da Penneys senza comprare nulla: credo che ce l'abbiano fatta solo due o tre eroici ragazzi/e su tutto il gruppo di quasi cento). Ma io, Lisa ed Emilia abbiamo anche fatto un giro sul lungofiume, a vedere un po' l'ambiente naturale e il cielo, a fare un po' di foto. Mi sono lasciata ispirare dall'acqua corrente. Un'idea del contesto la trovate qui e qui. (Se poi siete curiosi trovate anche altri video di Athlone, se li cercate su You Tube). Nonostante l'inquinamento dell'acqua (la schiuma e i rifiuti, non tanto il nero, che, a quanto ho capito, dipende dalla torba) c'erano anche alcuni cigni.
Acqua piovana, infine, quella che oggi ben poco si è vista: grigio al mattino e, in realtà, in parte del cielo, anche al pomeriggio. Ma il sole è venuto fuori, mostrando i colori di questa bella Irlanda e della piccola Athlone.
Nonostante l'ordinaria amministrazione e l'arrabbiatura quotidiana, un'altra bella giornata con questi ragazzi.
Acqua di piscina, quella in cui mi sono rifugiata questa mattina per cercare di nuotare via le tensioni e il nervosismo. Anche se è stato impossibile fare un numero di vasche anche solo vagamente paragonabile al solito, il giochetto ha funzionato. Non ho approfittato della sauna: non ci so stare, non mi piace, non ne sento la mancanza. Molto meglio sguazzare in vasca, non solo in corsia: quelle destinate al nuoto erano solo due, il resto della vasca era libero, e si poteva un po' fare il morto, un po' camminare, un po' nuoticchiare... Bollirsi un po' in quel brodo al cloro (senza occhialini... anche stasera mi ricordo bene di essere passata per di là). L'acqua era molto calda, in effetti, e ho avuto l'affanno dalla terza vasca, ma ne avevo comunque bisogno. Ambiente accogliente e funzionale, molto pulito (ma non al punto da convincermi a girare senza ciabatte come gli irlandesi). L'esperienza indimenticabile? Trovarmi a nuotare contromano. Anche in vasca si procede "clockwise", in senso orario: in pratica, tenendo la sinistra.
| Natura lungo lo Shannon... peccato per il sacchetto. |
Acqua di fiume, quella dello Shannon. Ho fatto il mio shopping, vi ho già aggiornati (è praticamente impossibile entrare da Penneys senza comprare nulla: credo che ce l'abbiano fatta solo due o tre eroici ragazzi/e su tutto il gruppo di quasi cento). Ma io, Lisa ed Emilia abbiamo anche fatto un giro sul lungofiume, a vedere un po' l'ambiente naturale e il cielo, a fare un po' di foto. Mi sono lasciata ispirare dall'acqua corrente. Un'idea del contesto la trovate qui e qui. (Se poi siete curiosi trovate anche altri video di Athlone, se li cercate su You Tube). Nonostante l'inquinamento dell'acqua (la schiuma e i rifiuti, non tanto il nero, che, a quanto ho capito, dipende dalla torba) c'erano anche alcuni cigni.
Acqua piovana, infine, quella che oggi ben poco si è vista: grigio al mattino e, in realtà, in parte del cielo, anche al pomeriggio. Ma il sole è venuto fuori, mostrando i colori di questa bella Irlanda e della piccola Athlone.
Nonostante l'ordinaria amministrazione e l'arrabbiatura quotidiana, un'altra bella giornata con questi ragazzi.
martedì 10 luglio 2012
SHOPPING!!!
Breaking News: sto per andare in piscina, ma la notizia meritava segnalazione. Cambio di programma per questo pomeriggio: niente sport (i ragazzi hanno un sacco di mal di gola, qua ci sono 10 gradi)... si torna ad Athlone a fare
SHOPPING!!!
SHOPPING!!!
Ancora Athlone, e ancora pioggia
Di solito, se non so bene cosa scrivere, faccio a meno di farlo.
Ma mi sono resa conto che siamo già a metà della vacanza studio e che aggiornarvi mi fa piacere, anche sulle cose piccole. Quindi parto dalla seconda gita ad Athlone. Terza, in realtà, visto che la mattina io e la codirettrice siamo andate a Messa in paese. Lei è una persona incredibile. Mi ha detto che viveva in Australia, e che è tornata in Europa solo per via della mamma, che l'anno scorso ha già lavorato qui con lo stesso ruolo di quest'anno, e, semplicemente, si è fermata qui. Una da ammirare. Se non fosse che, come ci faceva notare il direttore, ha un'età per cui è ancora più difficile che per noi non avere paura del futuro. Lei non sembra averne, è una persona straordinaria. E, insomma, lei mi ha accompagnata a Messa domenica mattina. Francescani anche da queste parti. Con l'eccezione della Gmg, credo sia stata la prima volta che mi sono trovata ad un rito cattolico in tutto e per tutto simile a quelli a cui siamo abituati in Italia, anche se in un'altra lingua, senza buffe cose ecumeniche o interreligiose come piace agli americani, né di confessioni diverse (per quanto interessanti: a New Haven cercavo di non andare mai due volte nella stessa chiesa). Il mio livello di inglese non mi ha consentito di seguire tutto per filo e per segno, con tutto quel rimbombo, ma ovviamente mi hanno colpito molto le letture... "Nemo propheta in patria"... e ribatti su questo tema... la goccia che scava la roccia, anche al di là della mia volontà. Soprattutto, però, mi ha colpito un punto della predica, ripreso poi nelle preghiere dei fedeli: "preghiamo per coloro che hanno atteggiamenti anticonformisti, e che non si riconoscono negli usi della nostra comunità, perché sappiamo vedere la ricchezza al di là delle apparenze anche in loro". Ecco, non aggiungo altro sull'argomento, di buoni sentimenti in questo post ce ne sono (e ce ne saranno) già parecchi, ma mi è sembrato interessante.
Andando avanti: Athlone. E Athlone, questa volta, ha voluto dire Penneys. E qui potrebbero seguire ulteriori discorsi su consumismo e responsabilità negli acquisti (dove hanno fabbricato quello che ho comprato? boh...) vi risparmio tutto questo, mi riconosco ancora una volta vittima dell'attrattiva del prezzo bassissimo.
Cos'altro ho visto ad Athlone? Un mezzo cimitero, un ufficio informazioni... attendo di perdere tempo in una libreria (ci sarebbe anche una biblioteca, ma per ora mi sono accontentata di quella del campus). Insomma, poco, pochissimo. E la prossima visita ad Athlone? Domattina, la piscina ci aspetta. E nell'ingresso è compresa anche la permanenza nell'idromassaggio.
Che altro? Una giornata piuttosto caotica, ma tutto è bene quel che finisce bene, e stasera il clima era buono, i ragazzi tranquilli. Sport e giochi, poi la disco con i maschi vestiti da ragazze e viceversa... divertente. Se solo dormissero... Loro non so, ma io sì. Buonanotte!
Ma mi sono resa conto che siamo già a metà della vacanza studio e che aggiornarvi mi fa piacere, anche sulle cose piccole. Quindi parto dalla seconda gita ad Athlone. Terza, in realtà, visto che la mattina io e la codirettrice siamo andate a Messa in paese. Lei è una persona incredibile. Mi ha detto che viveva in Australia, e che è tornata in Europa solo per via della mamma, che l'anno scorso ha già lavorato qui con lo stesso ruolo di quest'anno, e, semplicemente, si è fermata qui. Una da ammirare. Se non fosse che, come ci faceva notare il direttore, ha un'età per cui è ancora più difficile che per noi non avere paura del futuro. Lei non sembra averne, è una persona straordinaria. E, insomma, lei mi ha accompagnata a Messa domenica mattina. Francescani anche da queste parti. Con l'eccezione della Gmg, credo sia stata la prima volta che mi sono trovata ad un rito cattolico in tutto e per tutto simile a quelli a cui siamo abituati in Italia, anche se in un'altra lingua, senza buffe cose ecumeniche o interreligiose come piace agli americani, né di confessioni diverse (per quanto interessanti: a New Haven cercavo di non andare mai due volte nella stessa chiesa). Il mio livello di inglese non mi ha consentito di seguire tutto per filo e per segno, con tutto quel rimbombo, ma ovviamente mi hanno colpito molto le letture... "Nemo propheta in patria"... e ribatti su questo tema... la goccia che scava la roccia, anche al di là della mia volontà. Soprattutto, però, mi ha colpito un punto della predica, ripreso poi nelle preghiere dei fedeli: "preghiamo per coloro che hanno atteggiamenti anticonformisti, e che non si riconoscono negli usi della nostra comunità, perché sappiamo vedere la ricchezza al di là delle apparenze anche in loro". Ecco, non aggiungo altro sull'argomento, di buoni sentimenti in questo post ce ne sono (e ce ne saranno) già parecchi, ma mi è sembrato interessante.
Andando avanti: Athlone. E Athlone, questa volta, ha voluto dire Penneys. E qui potrebbero seguire ulteriori discorsi su consumismo e responsabilità negli acquisti (dove hanno fabbricato quello che ho comprato? boh...) vi risparmio tutto questo, mi riconosco ancora una volta vittima dell'attrattiva del prezzo bassissimo.
| Affresco dedicato al tenore John Mc Cormack |
Cos'altro ho visto ad Athlone? Un mezzo cimitero, un ufficio informazioni... attendo di perdere tempo in una libreria (ci sarebbe anche una biblioteca, ma per ora mi sono accontentata di quella del campus). Insomma, poco, pochissimo. E la prossima visita ad Athlone? Domattina, la piscina ci aspetta. E nell'ingresso è compresa anche la permanenza nell'idromassaggio.
Che altro? Una giornata piuttosto caotica, ma tutto è bene quel che finisce bene, e stasera il clima era buono, i ragazzi tranquilli. Sport e giochi, poi la disco con i maschi vestiti da ragazze e viceversa... divertente. Se solo dormissero... Loro non so, ma io sì. Buonanotte!
lunedì 9 luglio 2012
My worst city experience
Dublino. Dublino finalmente.
E fin qui, tutta rose e fiori: il realizzarsi di un sogno, l'Irlanda, un'altra capitale europea al mio attivo.
Dublino. Dublino in un viaggio organizzato. Con degli adolescenti. Non solo i miei, ma quelli di tutte le vacanze studio in Irlanda, provenienti dall'Italia, dalla Spagna e probabilmente da tutta l'Europa.
Per non parlare dei turisti. I dublinesi immagino ci fossero anche loro, nascosti qua o là. Pare siano gente molto accogliente, e in effetti al ristorante sono stati piuttosto disponibili, ma non saprei dirne molto di più.
Insomma, un incubo. "Andiamo da Abercrombie?" "Certo, perché no... se vi fa piacere... "
Non solo il consumismo, ma quello turistico, i giri per souvenir, un disastro di gente... Un incubo. Un incubo davvero: sto lavorando, direttamente e indirettamente alla mia motivazione a lasciare tutto per viaggiare sola, e autonoma. Per qualche mese, alla ventura.
Ma procediamo con ordine: partenza alle 8.30, circa due ore di viaggio (forse meno: gli irlandesi guidano come dei disperati), ancora tanto verde, probabilmente mi piace più l'interno della costa, ma anche arrivando a Dublino è bello il panorama, soprattutto una volta che siamo sulle rive del Liffey. Il Liffey è nerissimo, e il livello dell'acqua è molto molto basso, in questo momento. Lo vediamo solo dal bus, per il momento. (La foto è scattata al ritorno, però!)
Il bus ci lascia in Merrion Square. Qui c'è una statua di Oscar Wilde, ma non vediamo nemmeno questa. Ci avviamo verso la National Gallery: in quanto gruppo, avremmo dovuto prenotare, e ci viene concessa solo mezz'ora ogni 15 persone, un'ora più tardi. Andiamo a vedere il Trinity College nel frattempo.
Bel parco, ma ben poco ce ne rimane, visitarlo, così, da fuori, e giusto per far passare il tempo, gli fa perdere gran parte del suo fascino. Rimane comunque un bel posto, e i ragazzi improvvisano una piramide umana sul prato. Continua a piacermi molto il loro stile. Alla National Gallery solo poche opere in esposizione. Riesco, usando il catalogo, a far interessare i ragazzi ad un'opera di Yeats dal titolo "Grief": non è figurativa, ed è già una scommessa indovinarne il soggetto, se non il titolo, mi diverto con loro a riconoscere nelle due macchie bianche un cavallo e un uomo che si guarda le mani. Ovviamente non abbiamo il tempo di vedere questo quadro. Vediamo un Caravaggio, però, Giuda che consegna Gesù, e un Rembrandt, e un Van Gogh non espressionista, e un David non classicista, anzi decisamente rococò, da ridersela sotto i baffi. Diverse belle cose interessanti e non scontate. Riesco a coinvolgere i ragazzi senza annoiarli, non tutti, ma il tanto che basta. La visita funziona. Pranzo all'Arlington hotel: mezzo polletto a testa. Nonostante il disappunto, decido di mangiarlo (tutto e bene, che almeno niente vada sprecato), ed è onestamente ben cucinato, per niente grasso. Al pomeriggio, la parola magica: shopping. Ho visto i ragazzi (maschi) così reattivi solo in occasione della partita di calcio. Decidiamo di lasciarli in Grafton Street, una via pienissima di negozi di marca, che comincia con alla statua di Molly Malone (qui i Dubliners, e qui Sinead O'Connor).
Per chi conosce Cagliari, una specie di via Manno con le dovute proporzioni, ma soprattutto strapiena di gente. Mi rifugio in un pub con un'altra Group Leader e due suoi amici, scappando dalla folla. Non posso bere, ovviamente.
Insomma, di Dublino cosa ho visto? Praticamente niente, presto l'appuntamento con i ragazzi e poi quello al pullman (mi godo però la soddisfazione di Beth che mi ringrazia perché sono sempre "on time"... incredibile, eh?), sperando che il supplizio finisca presto. Nemmeno ho bevuto niente. Il poco che ho visto, però, mi è piaciuto, ho goduto della compagnia degli altri Group Leaders a pranzo, e di due irlandesi dopo. A poco a poco è anche spuntato il sole: un cielo azzurrissimo.
E per puro caso, tornando nel posto dove abbiamo pranzato per usare il bagno, becchiamo anche un musicista che si esibisce con la chitarra: si deve partire proprio quando si trova ciò per cui varrebbe la pena restare.
Adesso che mi sono un po' orientata sono pronta per la prossima visita, "a modo mio" per quel che si potrà: vorrei vedere la cattedrale e girare un po' in Temple Bar. Poi, si sa: fabbrica della Guinness, adolescenti e un sacco di folla. Credo che andrò via da qui con una curiosità maggiore di quella con cui sono partita. E non credo sia in tutto e per tutto un male.
E fin qui, tutta rose e fiori: il realizzarsi di un sogno, l'Irlanda, un'altra capitale europea al mio attivo.
Dublino. Dublino in un viaggio organizzato. Con degli adolescenti. Non solo i miei, ma quelli di tutte le vacanze studio in Irlanda, provenienti dall'Italia, dalla Spagna e probabilmente da tutta l'Europa.
Per non parlare dei turisti. I dublinesi immagino ci fossero anche loro, nascosti qua o là. Pare siano gente molto accogliente, e in effetti al ristorante sono stati piuttosto disponibili, ma non saprei dirne molto di più.
Insomma, un incubo. "Andiamo da Abercrombie?" "Certo, perché no... se vi fa piacere... "
Non solo il consumismo, ma quello turistico, i giri per souvenir, un disastro di gente... Un incubo. Un incubo davvero: sto lavorando, direttamente e indirettamente alla mia motivazione a lasciare tutto per viaggiare sola, e autonoma. Per qualche mese, alla ventura.
Ma procediamo con ordine: partenza alle 8.30, circa due ore di viaggio (forse meno: gli irlandesi guidano come dei disperati), ancora tanto verde, probabilmente mi piace più l'interno della costa, ma anche arrivando a Dublino è bello il panorama, soprattutto una volta che siamo sulle rive del Liffey. Il Liffey è nerissimo, e il livello dell'acqua è molto molto basso, in questo momento. Lo vediamo solo dal bus, per il momento. (La foto è scattata al ritorno, però!)
Il bus ci lascia in Merrion Square. Qui c'è una statua di Oscar Wilde, ma non vediamo nemmeno questa. Ci avviamo verso la National Gallery: in quanto gruppo, avremmo dovuto prenotare, e ci viene concessa solo mezz'ora ogni 15 persone, un'ora più tardi. Andiamo a vedere il Trinity College nel frattempo.
Bel parco, ma ben poco ce ne rimane, visitarlo, così, da fuori, e giusto per far passare il tempo, gli fa perdere gran parte del suo fascino. Rimane comunque un bel posto, e i ragazzi improvvisano una piramide umana sul prato. Continua a piacermi molto il loro stile. Alla National Gallery solo poche opere in esposizione. Riesco, usando il catalogo, a far interessare i ragazzi ad un'opera di Yeats dal titolo "Grief": non è figurativa, ed è già una scommessa indovinarne il soggetto, se non il titolo, mi diverto con loro a riconoscere nelle due macchie bianche un cavallo e un uomo che si guarda le mani. Ovviamente non abbiamo il tempo di vedere questo quadro. Vediamo un Caravaggio, però, Giuda che consegna Gesù, e un Rembrandt, e un Van Gogh non espressionista, e un David non classicista, anzi decisamente rococò, da ridersela sotto i baffi. Diverse belle cose interessanti e non scontate. Riesco a coinvolgere i ragazzi senza annoiarli, non tutti, ma il tanto che basta. La visita funziona. Pranzo all'Arlington hotel: mezzo polletto a testa. Nonostante il disappunto, decido di mangiarlo (tutto e bene, che almeno niente vada sprecato), ed è onestamente ben cucinato, per niente grasso. Al pomeriggio, la parola magica: shopping. Ho visto i ragazzi (maschi) così reattivi solo in occasione della partita di calcio. Decidiamo di lasciarli in Grafton Street, una via pienissima di negozi di marca, che comincia con alla statua di Molly Malone (qui i Dubliners, e qui Sinead O'Connor).
Per chi conosce Cagliari, una specie di via Manno con le dovute proporzioni, ma soprattutto strapiena di gente. Mi rifugio in un pub con un'altra Group Leader e due suoi amici, scappando dalla folla. Non posso bere, ovviamente.
Insomma, di Dublino cosa ho visto? Praticamente niente, presto l'appuntamento con i ragazzi e poi quello al pullman (mi godo però la soddisfazione di Beth che mi ringrazia perché sono sempre "on time"... incredibile, eh?), sperando che il supplizio finisca presto. Nemmeno ho bevuto niente. Il poco che ho visto, però, mi è piaciuto, ho goduto della compagnia degli altri Group Leaders a pranzo, e di due irlandesi dopo. A poco a poco è anche spuntato il sole: un cielo azzurrissimo.
E per puro caso, tornando nel posto dove abbiamo pranzato per usare il bagno, becchiamo anche un musicista che si esibisce con la chitarra: si deve partire proprio quando si trova ciò per cui varrebbe la pena restare.
Adesso che mi sono un po' orientata sono pronta per la prossima visita, "a modo mio" per quel che si potrà: vorrei vedere la cattedrale e girare un po' in Temple Bar. Poi, si sa: fabbrica della Guinness, adolescenti e un sacco di folla. Credo che andrò via da qui con una curiosità maggiore di quella con cui sono partita. E non credo sia in tutto e per tutto un male.
sabato 7 luglio 2012
Aflòn
Aflòn, o Athlòn, o Athlòne.
Così lo dicono qui. Il posto in cui mi trovo, l'ho nominato un sacco di volte prima di partire, ci ho messo un secolo a sceglierla, questa destinazione, fra mille valutazioni: le date, l'età dei ragazzi, la grandezza del centro. Infine eccomi qui. Siamo arrivati al quarto giorno e già mi pare passato un decennio, forse anche perché la distanza dal campetto precedente è stata proprio minima. Tanti ragazzi, con tutte le bellezze e le esperienze che si portano dietro, messe tutte vicine... Giornata strana, bella ma un po' malinconica, non so se l'infortunio di uno dei ragazzi, per quanto piccolo abbia semplicemente aumentato la tensione, se sia solo un po' di fisiologica stanchezza, se, a differenza di altri giorni, oggi è stato più difficile non tenere il pensiero su chi ho lasciato a "casa"...
Allora perché scrivo anziché riposare? Perché penso che proprio questo mi farà bene, ristabilire questo contatto con voi che mi leggete, tener fede all'impegno di non lasciar passare troppo tempo tra un post e l'altro, anche solo razionalizzare e mettere nero su bianco le molte cose che mi succedono in questi giorni.
Quindi, per prima cosa, un riassunto delle puntate precedenti. Chi ha trovato il link al blog senza alcuna spiegazione si è forse perso qualche pezzo, e il precedente post non era molto esplicito. La questione è semplice: lavoretto estivo, un turno di quindici giorni in vacanza studio con un gruppo di 14-16enni, in questa ridente cittadina irlandese. Così inizio la mia avventura.
Sono "group leader" e le mie mansioni, in breve, sono:
- contare ossessivamente i ragazzi, accertandomi che ci siano tutti ogni volta che ci spostiamo da una parte all'altra;
- sperare di dormire la notte almeno qualche ora (finora mi è andata benissimo: magari fanno la notte in bianco ma sono più che corretti, mi lasciano dormire e poi si alzano il giorno dopo, anche all'ora giusta o quasi... un'altra group leader ha avuto un ragazzo talmente catalettico che gli hanno dovuto aprire la camera col passepartout);
- fare in modo che tutti partecipino alle attività, incoraggiando il coinvolgimento e le dinamiche positive del gruppo.
Diciamo che le cose mi riescono abbastanza bene. Non solo: mi diverto, e questo si sente, e aumenta visibilmente la qualità del mio lavoro. In generale, sono rilassata e serena, anche lo staff mi piace molto, e i ragazzi sono tutti in gamba. Non abbiamo casi limite. Solo oggi mi sento più stanca e suscettibile, e i ragazzi se ne sono accorti. Ma domani saremo a Dublino, e ogni maretta sarà dimenticata. Terza gita, quella di domani, dopo Athlone e Clonmacnoise.
E quindi, recuperati i pezzi, torniamo al post di oggi.
Forse le foto raccontano più di quanto potrei scrivere. Athlone ha dei bellissimi scorci sul fiume, una strada principale su cui qualsiasi mezzo corre troppo (trattori inclusi) e un bel po' di pietra ovunque.
I ragazzi ci hanno fatto shopping, per ora, e sembra "shopping" l'unica parola magica in grado di catalizzare totalmente la loro attenzione. Gli abitanti sono abbastanza accoglienti, anche se l'aria di provincia si respira di sicuro. Avremo occasione di tornarci domenica, comunque, e - spero - vedere qualcosa di più di un semplice H&M... in effetti non tutti i ragazzi hanno fatto in tempo ad andare da Penneys... Se scrivo così è perché mi sto facendo più di qualche domanda sul viaggiare, da soli e in gruppo, e su che cosa proponiamo a questi ragazzi, su quanto loro stessi siano conformisti o meno. Poi vedo la loro allegra varietà di stili, e anche la vastità di interessi e di bisogni che ciascuno di noi ha e penso che, in fondo, basta avere misura. Anche il conformismo può essere qualcosa di positivo: pensiero che a quindici anni non avrei accettato nemmeno sotto tortura e che oggi invece, riesco a riconfigurare in "adattabilità al contesto". Chiaramente per i ragazzi il contesto prevalente è quello del gruppo, non quello della cultura di arrivo. Più scettica rimango a proposito del consumismo. Ma è evidente che ne sono vittima. Tra i primi cinque acquisti che ho fatto ce n'è almeno uno di cui non avevo proprio bisogno.
Seconda gita, a Clonmacnoise. Anche in questo caso, la prima cosa che mi colpisce è la fonetica del nome. Per ragioni che magari qualcuno saprà spiegarmi, ma che per me rimangono misteriose, questo nome pazzesco viene pronunciato perlopiù come se fosse scritto "Clockmanhois". Dopo tre giorni passati ad imparare il nome, abbiamo finalmente visto questo cimitero. Ormai solo un cimitero, una volta un paese ricco e molto popolato. Il fiume fa da sfondo a qualsiasi paesaggio, qui, la pioggia continua a bagnarci ma non fa che rendere più suggestiva la nostra visita. La nostra guida è John, un irlandese in maniche corte che non comincia a parlare finché tutti i 50 ragazzi non hanno chiuso la bocca. Loro si sforzano di capire, ma rinunciano troppo in fretta. Vengono comunque colpiti dal fascino del luogo... non che necessariamente lo rispettino, ma in qualche modo lo subiscono.
Io vengo colpita dalla natura, mi piace un sacco come il paesaggio si integra con le opere dell'uomo. Penso che mi piacerebbe, vivere in un posto come questo. Dal bus guardo fuori, sentendomi un po' a casa, e pensando che davvero l'unica cosa che non torna è il colore... verde invece di giallo-marrone... l'Irlanda, una Sardegna irrigata tutto l'anno. Un altro paradiso.
E ora, ora sì crollo. In attesa di Dublino, tra poco.
Così lo dicono qui. Il posto in cui mi trovo, l'ho nominato un sacco di volte prima di partire, ci ho messo un secolo a sceglierla, questa destinazione, fra mille valutazioni: le date, l'età dei ragazzi, la grandezza del centro. Infine eccomi qui. Siamo arrivati al quarto giorno e già mi pare passato un decennio, forse anche perché la distanza dal campetto precedente è stata proprio minima. Tanti ragazzi, con tutte le bellezze e le esperienze che si portano dietro, messe tutte vicine... Giornata strana, bella ma un po' malinconica, non so se l'infortunio di uno dei ragazzi, per quanto piccolo abbia semplicemente aumentato la tensione, se sia solo un po' di fisiologica stanchezza, se, a differenza di altri giorni, oggi è stato più difficile non tenere il pensiero su chi ho lasciato a "casa"...
Allora perché scrivo anziché riposare? Perché penso che proprio questo mi farà bene, ristabilire questo contatto con voi che mi leggete, tener fede all'impegno di non lasciar passare troppo tempo tra un post e l'altro, anche solo razionalizzare e mettere nero su bianco le molte cose che mi succedono in questi giorni.
Quindi, per prima cosa, un riassunto delle puntate precedenti. Chi ha trovato il link al blog senza alcuna spiegazione si è forse perso qualche pezzo, e il precedente post non era molto esplicito. La questione è semplice: lavoretto estivo, un turno di quindici giorni in vacanza studio con un gruppo di 14-16enni, in questa ridente cittadina irlandese. Così inizio la mia avventura.
Sono "group leader" e le mie mansioni, in breve, sono:
- contare ossessivamente i ragazzi, accertandomi che ci siano tutti ogni volta che ci spostiamo da una parte all'altra;
- sperare di dormire la notte almeno qualche ora (finora mi è andata benissimo: magari fanno la notte in bianco ma sono più che corretti, mi lasciano dormire e poi si alzano il giorno dopo, anche all'ora giusta o quasi... un'altra group leader ha avuto un ragazzo talmente catalettico che gli hanno dovuto aprire la camera col passepartout);
- fare in modo che tutti partecipino alle attività, incoraggiando il coinvolgimento e le dinamiche positive del gruppo.
Diciamo che le cose mi riescono abbastanza bene. Non solo: mi diverto, e questo si sente, e aumenta visibilmente la qualità del mio lavoro. In generale, sono rilassata e serena, anche lo staff mi piace molto, e i ragazzi sono tutti in gamba. Non abbiamo casi limite. Solo oggi mi sento più stanca e suscettibile, e i ragazzi se ne sono accorti. Ma domani saremo a Dublino, e ogni maretta sarà dimenticata. Terza gita, quella di domani, dopo Athlone e Clonmacnoise.
E quindi, recuperati i pezzi, torniamo al post di oggi.
Forse le foto raccontano più di quanto potrei scrivere. Athlone ha dei bellissimi scorci sul fiume, una strada principale su cui qualsiasi mezzo corre troppo (trattori inclusi) e un bel po' di pietra ovunque.
I ragazzi ci hanno fatto shopping, per ora, e sembra "shopping" l'unica parola magica in grado di catalizzare totalmente la loro attenzione. Gli abitanti sono abbastanza accoglienti, anche se l'aria di provincia si respira di sicuro. Avremo occasione di tornarci domenica, comunque, e - spero - vedere qualcosa di più di un semplice H&M... in effetti non tutti i ragazzi hanno fatto in tempo ad andare da Penneys... Se scrivo così è perché mi sto facendo più di qualche domanda sul viaggiare, da soli e in gruppo, e su che cosa proponiamo a questi ragazzi, su quanto loro stessi siano conformisti o meno. Poi vedo la loro allegra varietà di stili, e anche la vastità di interessi e di bisogni che ciascuno di noi ha e penso che, in fondo, basta avere misura. Anche il conformismo può essere qualcosa di positivo: pensiero che a quindici anni non avrei accettato nemmeno sotto tortura e che oggi invece, riesco a riconfigurare in "adattabilità al contesto". Chiaramente per i ragazzi il contesto prevalente è quello del gruppo, non quello della cultura di arrivo. Più scettica rimango a proposito del consumismo. Ma è evidente che ne sono vittima. Tra i primi cinque acquisti che ho fatto ce n'è almeno uno di cui non avevo proprio bisogno.
Seconda gita, a Clonmacnoise. Anche in questo caso, la prima cosa che mi colpisce è la fonetica del nome. Per ragioni che magari qualcuno saprà spiegarmi, ma che per me rimangono misteriose, questo nome pazzesco viene pronunciato perlopiù come se fosse scritto "Clockmanhois". Dopo tre giorni passati ad imparare il nome, abbiamo finalmente visto questo cimitero. Ormai solo un cimitero, una volta un paese ricco e molto popolato. Il fiume fa da sfondo a qualsiasi paesaggio, qui, la pioggia continua a bagnarci ma non fa che rendere più suggestiva la nostra visita. La nostra guida è John, un irlandese in maniche corte che non comincia a parlare finché tutti i 50 ragazzi non hanno chiuso la bocca. Loro si sforzano di capire, ma rinunciano troppo in fretta. Vengono comunque colpiti dal fascino del luogo... non che necessariamente lo rispettino, ma in qualche modo lo subiscono.
Io vengo colpita dalla natura, mi piace un sacco come il paesaggio si integra con le opere dell'uomo. Penso che mi piacerebbe, vivere in un posto come questo. Dal bus guardo fuori, sentendomi un po' a casa, e pensando che davvero l'unica cosa che non torna è il colore... verde invece di giallo-marrone... l'Irlanda, una Sardegna irrigata tutto l'anno. Un altro paradiso.
E ora, ora sì crollo. In attesa di Dublino, tra poco.
mercoledì 4 luglio 2012
A volte ritornano...
La stanchezza e la voglia di scrivere fanno decisamente la lotta in questa fine di giornata, in cui il poco fuso orario, la giornata lunghissima da tutti i punti i vista e le moltissime ore di viaggio si fanno sentire. Strano essere tornata ad una "vita di collegio" dopo due anni: stessi problemi, il chiasso in cucina e tutto il resto... solo che qua dovrei aiutare i ragazzi ad autoregolamentarsi, e non è certo facile. Finora mi sembra che le cose siano andate bene: ho davvero la curiosità di stare con loro, conoscerli, accompagnarli, vivere la mia esperienza con loro. Meglio: condividere la loro esperienza. La prima impressione con gli altri group leaders è ottima. L'organizzazione un po' all'italiana, più che irlandese, ma nel complesso funziona.
Ma sto correndo troppo: prima, c'è questo blog che, all'improvviso, mi viene voglia di riaprire, e in maniera del tutto imprevista tengo fede ad un proposito già espresso. Lo riapro non per avere un'altra occasione di scrivere me stessa, né per avere un'occasione di scrivere, in generale... non mi manca di certo, in questo periodo. Ma piuttosto per avere la possibilità di un contatto che si mantiene, di una scrittura che crea un legame, e che non sia puro tweet. Il bello di questo blog è che ho sempre saputo di avere dei lettori reali, non solo ideali.
Mi sento un po' a disagio nel recuperare lo stile di questa scrittura curata ma veloce, immediata, e temo anche spontaneistica, se lascio fare. Supererò l'imbarazzo facendo l'unica cosa che, dall'America in origine come adesso dall'Irlanda, mi sono proposta di fare qui: semplicemente, raccontare.
E oggi, questo blog vi racconta la gioia di tornare da un campetto scout, stanchissima, ma soddisfatta e con un sacco di persone pronte a circondarmi di affetto... e a farmi ripartire ancora più carica. Di una "levataccia" (condivisa) alle due e mezza per essere in aeroporto per tempo. Di questi tredici ragazzi accompagnati su e giù per aeroporti, di Fiumicino girata in lungo e in largo.
E dell'essere, finalmente, circondata di Irlanda. I cartelli bilingue. Pioggia, e fresco: fuga programmata da Padova, in questa stagione infernale. Il verde dappertutto, i momenti di terrore uscendo dalle rotonde "contromano" sul pullman.
La mensa che - non lo avrei creduto possibile - è tutto quello che posso chiedere: i cibi sono presentati separati e combinabili, posso scegliere di mangiare o non mangiare tutto quello che voglio. Potrò mantenere il rito della mia colazione salutista con corn flakes e frutta! Gioie impagabili.
Anche la soddisfazione della prima interazione con la lingua: sono decisamente fuori esercizio, e si sente, ma sono spigliata, e ho voglia di comunicare.
Ne ho un sacco di voglia. Anche questo si sente.
Le prime foto...
Ma sto correndo troppo: prima, c'è questo blog che, all'improvviso, mi viene voglia di riaprire, e in maniera del tutto imprevista tengo fede ad un proposito già espresso. Lo riapro non per avere un'altra occasione di scrivere me stessa, né per avere un'occasione di scrivere, in generale... non mi manca di certo, in questo periodo. Ma piuttosto per avere la possibilità di un contatto che si mantiene, di una scrittura che crea un legame, e che non sia puro tweet. Il bello di questo blog è che ho sempre saputo di avere dei lettori reali, non solo ideali.
Mi sento un po' a disagio nel recuperare lo stile di questa scrittura curata ma veloce, immediata, e temo anche spontaneistica, se lascio fare. Supererò l'imbarazzo facendo l'unica cosa che, dall'America in origine come adesso dall'Irlanda, mi sono proposta di fare qui: semplicemente, raccontare.
E oggi, questo blog vi racconta la gioia di tornare da un campetto scout, stanchissima, ma soddisfatta e con un sacco di persone pronte a circondarmi di affetto... e a farmi ripartire ancora più carica. Di una "levataccia" (condivisa) alle due e mezza per essere in aeroporto per tempo. Di questi tredici ragazzi accompagnati su e giù per aeroporti, di Fiumicino girata in lungo e in largo.
E dell'essere, finalmente, circondata di Irlanda. I cartelli bilingue. Pioggia, e fresco: fuga programmata da Padova, in questa stagione infernale. Il verde dappertutto, i momenti di terrore uscendo dalle rotonde "contromano" sul pullman.
La mensa che - non lo avrei creduto possibile - è tutto quello che posso chiedere: i cibi sono presentati separati e combinabili, posso scegliere di mangiare o non mangiare tutto quello che voglio. Potrò mantenere il rito della mia colazione salutista con corn flakes e frutta! Gioie impagabili.
Anche la soddisfazione della prima interazione con la lingua: sono decisamente fuori esercizio, e si sente, ma sono spigliata, e ho voglia di comunicare.
Ne ho un sacco di voglia. Anche questo si sente.
Le prime foto...
Iscriviti a:
Post (Atom)