Così lo dicono qui. Il posto in cui mi trovo, l'ho nominato un sacco di volte prima di partire, ci ho messo un secolo a sceglierla, questa destinazione, fra mille valutazioni: le date, l'età dei ragazzi, la grandezza del centro. Infine eccomi qui. Siamo arrivati al quarto giorno e già mi pare passato un decennio, forse anche perché la distanza dal campetto precedente è stata proprio minima. Tanti ragazzi, con tutte le bellezze e le esperienze che si portano dietro, messe tutte vicine... Giornata strana, bella ma un po' malinconica, non so se l'infortunio di uno dei ragazzi, per quanto piccolo abbia semplicemente aumentato la tensione, se sia solo un po' di fisiologica stanchezza, se, a differenza di altri giorni, oggi è stato più difficile non tenere il pensiero su chi ho lasciato a "casa"...
Allora perché scrivo anziché riposare? Perché penso che proprio questo mi farà bene, ristabilire questo contatto con voi che mi leggete, tener fede all'impegno di non lasciar passare troppo tempo tra un post e l'altro, anche solo razionalizzare e mettere nero su bianco le molte cose che mi succedono in questi giorni.
Quindi, per prima cosa, un riassunto delle puntate precedenti. Chi ha trovato il link al blog senza alcuna spiegazione si è forse perso qualche pezzo, e il precedente post non era molto esplicito. La questione è semplice: lavoretto estivo, un turno di quindici giorni in vacanza studio con un gruppo di 14-16enni, in questa ridente cittadina irlandese. Così inizio la mia avventura.
Sono "group leader" e le mie mansioni, in breve, sono:
- contare ossessivamente i ragazzi, accertandomi che ci siano tutti ogni volta che ci spostiamo da una parte all'altra;
- sperare di dormire la notte almeno qualche ora (finora mi è andata benissimo: magari fanno la notte in bianco ma sono più che corretti, mi lasciano dormire e poi si alzano il giorno dopo, anche all'ora giusta o quasi... un'altra group leader ha avuto un ragazzo talmente catalettico che gli hanno dovuto aprire la camera col passepartout);
- fare in modo che tutti partecipino alle attività, incoraggiando il coinvolgimento e le dinamiche positive del gruppo.
Diciamo che le cose mi riescono abbastanza bene. Non solo: mi diverto, e questo si sente, e aumenta visibilmente la qualità del mio lavoro. In generale, sono rilassata e serena, anche lo staff mi piace molto, e i ragazzi sono tutti in gamba. Non abbiamo casi limite. Solo oggi mi sento più stanca e suscettibile, e i ragazzi se ne sono accorti. Ma domani saremo a Dublino, e ogni maretta sarà dimenticata. Terza gita, quella di domani, dopo Athlone e Clonmacnoise.
E quindi, recuperati i pezzi, torniamo al post di oggi.
Forse le foto raccontano più di quanto potrei scrivere. Athlone ha dei bellissimi scorci sul fiume, una strada principale su cui qualsiasi mezzo corre troppo (trattori inclusi) e un bel po' di pietra ovunque.
I ragazzi ci hanno fatto shopping, per ora, e sembra "shopping" l'unica parola magica in grado di catalizzare totalmente la loro attenzione. Gli abitanti sono abbastanza accoglienti, anche se l'aria di provincia si respira di sicuro. Avremo occasione di tornarci domenica, comunque, e - spero - vedere qualcosa di più di un semplice H&M... in effetti non tutti i ragazzi hanno fatto in tempo ad andare da Penneys... Se scrivo così è perché mi sto facendo più di qualche domanda sul viaggiare, da soli e in gruppo, e su che cosa proponiamo a questi ragazzi, su quanto loro stessi siano conformisti o meno. Poi vedo la loro allegra varietà di stili, e anche la vastità di interessi e di bisogni che ciascuno di noi ha e penso che, in fondo, basta avere misura. Anche il conformismo può essere qualcosa di positivo: pensiero che a quindici anni non avrei accettato nemmeno sotto tortura e che oggi invece, riesco a riconfigurare in "adattabilità al contesto". Chiaramente per i ragazzi il contesto prevalente è quello del gruppo, non quello della cultura di arrivo. Più scettica rimango a proposito del consumismo. Ma è evidente che ne sono vittima. Tra i primi cinque acquisti che ho fatto ce n'è almeno uno di cui non avevo proprio bisogno.
Seconda gita, a Clonmacnoise. Anche in questo caso, la prima cosa che mi colpisce è la fonetica del nome. Per ragioni che magari qualcuno saprà spiegarmi, ma che per me rimangono misteriose, questo nome pazzesco viene pronunciato perlopiù come se fosse scritto "Clockmanhois". Dopo tre giorni passati ad imparare il nome, abbiamo finalmente visto questo cimitero. Ormai solo un cimitero, una volta un paese ricco e molto popolato. Il fiume fa da sfondo a qualsiasi paesaggio, qui, la pioggia continua a bagnarci ma non fa che rendere più suggestiva la nostra visita. La nostra guida è John, un irlandese in maniche corte che non comincia a parlare finché tutti i 50 ragazzi non hanno chiuso la bocca. Loro si sforzano di capire, ma rinunciano troppo in fretta. Vengono comunque colpiti dal fascino del luogo... non che necessariamente lo rispettino, ma in qualche modo lo subiscono.
Io vengo colpita dalla natura, mi piace un sacco come il paesaggio si integra con le opere dell'uomo. Penso che mi piacerebbe, vivere in un posto come questo. Dal bus guardo fuori, sentendomi un po' a casa, e pensando che davvero l'unica cosa che non torna è il colore... verde invece di giallo-marrone... l'Irlanda, una Sardegna irrigata tutto l'anno. Un altro paradiso.
E ora, ora sì crollo. In attesa di Dublino, tra poco.
Ciao Anna,
RispondiEliminaè un piacere vederti scrivere di nuovo. In bocca al lupo per quest'ultima avventura, buon divertumento.
Un abbraccio,
Lorenzo