Sono stata accompagnata, al rientro dalla biblioteca, da un cielo perfettamente terso, una stella brillantissima, e il primo spicchio di luna. La giornata di oggi è stata lunga, e molto intensa. Sto lavorando tanto, anche se mi sembra di non produrre niente. Il materiale si moltiplica, ogni risposta genera nuove domande e temo di perdere la bussola. Ma credo di aver scritto così fin dall'inizio, quindi probabilmente non c'è niente di davvero nuovo, in questo senso. Adesso sto lavorando ancora sull'indice della biblioteca di H.D., corredato da trascrizioni di note, e sul testo di Ippolito. Oggi sono stata su e giù dal banco dei bibliotecari tutto il pomeriggio, mentre praticamente tutta la mattina mi ci è voluta per mettere ordine tra le mille mail e sviluppi della discussione sulla mailing list di H.D. Cerco di prendermi una sorta di "ora d'aria al giorno", in particolare, cerco di passare il pranzo in compagnia, anche se questo significa partecipare ad un gruppo di lettura di Dante. E' quello che ho fatto ieri, mentre oggi ho seguito un tour (c'è un festival di musica e arti, adesso, e questi giorni saranno una proposta continua!) alla Sprague Hall, la sala da concerti sede della School of Music. Quello che non mi aspettavo è stata una (nemmeno troppo) breve esecuzione di percussioni. Precisamente una marimba. Onestamente non mi è piaciuto molto quello che è stato suonato, ma è stato suonato molto bene. E della musica mi ha accolta anche all'uscita dalla biblioteca, questo pomeriggio: suonavano alla Beinecke, ed è stato davvero suggestivo venire fuori dalla sala di lettura (ero talmente assorta che quando la guardia è entrata a darci l'annuncio della chiusura ho letteralmente fatto un salto sulla sedia, tra le risate generali) e trovarsi nel bel mezzo di un concerto. Finito il lavoro alla Beinecke, sono riuscita a leggere di filato tutte le Note su Pensiero e Visione, sempre di H.D., una lettura davvero illuminante. Era una visionaria incredibile, e consapevole di esserlo. Vi basti pensare che, per descrivere il suo modo di pensare con una "sovra-mente" o "mente universale", usa l'immagine di una medusa. Dice una cosa come: "E' come se avessi un casco attorno alla testa, immaginatelo come il cappello gelatinoso di una medusa, con tutti i tentacoli che scendono e sono il mio corpo"... ora non mi sento di fronte ad una matta, studiandola, ma qualche ragione, a chiamarla così, ce l'avevo, credo. Tra le visioni, la musica, le stelle, è stata una fine di serata un po' magica, che ha fatto risuonare alcune corde romantiche.
Anche domani, se volessi, ci sarebbe il gruppo su Dante, e ancora non so se ci andrò. E' stato molto istruttivo vedere come lavorano: ho sentito parlare sia dei ragazzi formati in America, che una ragazza che ha studiato in Spagna: la differenza tra noi europei e loro è nettissima. Loro sono abituati a porsi domande e a spaziare, noi ad organizzare il pensiero in maniera gerarchica e schematica. Certo, in un certo senso mi fa una certa impressione pensare che questi ragazzi, è vero, sono più avanti di me, ma studiano Dante per la prima volta da graduates, vale a dire già laureati. Però sono abituati a scrivere in continuazione, tengono lezioni, studiano come dei matti. Non per niente, l'altro incontro a cui ho preso parte, era di sabato!
Faccio un'operazione disonesta, ed è a sabato che torno, tralasciando completamente New York, con le sue luci, il suo sottosuolo, le mille genti.
Sabato una pigrizia pazzesca! Ma dopo Dante, mi sono infilata nella British Art Gallery. Onestamente, al quarto ritratto di nobiluomo dipinto da un illustre sconosciuto, già pensavo che stavo perdendo il mio tempo in una galleria completamente trascurabile. Invece ho trovato molto interessante un'esposizione dal titolo "Arte per tutti", dedicata ai manifesti (promozionali, perlopiù) esposti nella metropolitana di Londra negli anni. E poi, al piano superiore, finalmente, qualche nome. Non per il nome in sé, Canaletto, per esempio, al di là della curiosità di vedere ritratti sempre con il solito stile, paesaggi londinesi invece di canali veneziani, non mi fa né caldo né freddo. Ma trovarsi, ad un certo punto, di fronte ad un paesaggio sfocato, mettersi davanti per guardarlo meglio, e rendersi conto che si tratta di Turner... o una splendida parete piena di quadretti: nuvole, di Constable... Ecco, tra i tanti artisti, due pennelli che non mi sono indifferenti o insignificanti. Un pensiero va dritto alla Sotgiu, e alle sue lezioni di arte. E di nuovo, alla fortuna di avere buoni maestri: sono poche le lezioni che ti rimangono dentro negli anni, oltre la scuola e oltre i voti.
Mi saltano all'occhio anche vari altri pezzi, per la verità: un marmo che rappresenta una madonna con degli angeli, un grosso quadro sul diluvio universale.
Un po' di spesa, e poi a casa... in attesa di New York!
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Checco loves Canaletto!
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