martedì 29 giugno 2010

Countdown

Scrivo questo post rubandolo, letteralmente, alla Beinecke, tra un libro e l'altro. Ho un'enorme voglia di scrivere, ma un po' il poco tempo, un po' il fatto di non avere la connessione in camera rendono tutto piuttosto complicato. In ogni caso, siamo quasi alla fine e onestamente non so se riuscirò a scrivere ancora prima di essere in Italia.
Questi giorni sono estremamente produttivi. Come spesso capita quando si è alle strette (io, sfortunatamente, sono una di quelle che risente molto del lavoro sotto pressione, ma che di una certa pressione ha bisogno per essere produttiva) questi giorni sono davvero molto intensi. Ero convinta che avrei passato queste ultime giornate sfogliando freneticamente libri, scribacchiando come una matta, contando i minuti... Invece sono piuttosto serena, leggo e scrivo e metto a fuoco, e soprattutto cerco di non gettare nemmeno un'occasione di passare del tempo con le persone che ho conosciuto qua, da Kate, ai ragazzi, Maria ma non solo. Ieri, io e Nicole abbiamo fatto un po' di spese al centro commerciale, ha fatto bene sia a me che a lei, ed è stato piuttosto carino e divertente. Continuo ad avere un'idea scettica della moda negli Stati Uniti, si vedono ovunque camiciole e vestitini che avrei (forse) vestito volentieri negli anni 60 - se ci fossi stata, of course - o ad otto anni, ma qualcosa ho pur comprato, non so se per effetto della permanenza, e quindi per assuefazione, o se perché nel mucchio ho pur trovato qualcosa di carino. La gita di ieri sera è nata così, in maniera piuttosto estemporanea, e sono stata contenta che Nicole ne abbia avuto voglia. Questa settimana il compleanno l'ha festeggiato lei e domenica siamo stati in un locale dove facevano anche delle specialità italiane, tra cui pizza e "bruscetta". Il livello delle cose servite era da pub e non da ristorante, ma mi sono incuriosita e ho assaggiato un po' di pizza. L'impasto, a parte che era incredibilmente bruciato non era male, quello che era strano davvero era il formaggio, una cosa di un salato abbastanza sconvolgente. Ma l'aspetto della "bruscetta" non era male. Eravamo una dozzina di persone, la sera, e tutti ci conoscevamo solo a gruppetti, quindi non è stato difficile socializzare. Tantopiù che si continua a confermare la regola che gli Americani non esistono, o non sei davvero americano se non sei almeno un po' meticcio. Così ho conosciuto colombiani, russi, rumeni o armeni che fosse, filippini ebrei indiani canadesi (le virgole non me le sono dimenticate), ucraini... E chi più ne ha più ne metta. Unico punto in comune per i due terzi della tavolata: studiare fisica! Non so com'è che mi trovo sempre fra scienziati, da una parte del mondo e dall'altra. Forse è una normale, spontanea, reazione alla fuffologia di noi umanisti. In ogni caso, la serata è stata incredibilmente piacevole, spontanea, serena. C'è stata la torta, le candeline, la canzone, e tutto il resto anche per Nicole, e lei era contenta. E tutti noi pure. Eravamo persone tutte diversissime, ma questo non ci ha impedito di trascorrere una serata tranquilla e molto piacevole. Stasera tre su tre con una cena thai per dirci arrivederci. Non voglio pensare che sia un addio, e in ogni caso, qualunque cosa succeda, queste persone le avrò sempre nel cuore, sarà con loro che avrò vissuto questa esperienza unica e irripetibile. Melenso o no, è la verità, e sono contenta di aver avuto l'animo (oltre che la possibilità) di cogliere tutto questo. E torno con un senso di responsabilità e una gioia ancora maggiore nei confronti di chi mi aspetta a casa, perché questa fortuna è una fortuna che ho ogni giorno.
Contemporaneamente spingo forte il lavoro. Ho avuto paura di essere venuta qui a perdere tempo per tutta la settimana scorsa e più, ma vedere come le cose stanno in qualche modo prendendo concretezza ora che, avendo visto tutto questo materiale, sono in grado di gestirlo almeno quel minimo per buttare giù qualcosa, è davvero confortante. Non che non stia chiedendo un volume dopo l'altro né scribacchiando, ma qualcosa ho anche potuto inviare ai relatori, e anche se entrambi hanno risposto di essere troppo occupati per leggerlo, è comunque una soddisfazione. Ho lavorato su un po' di greco, anche, e il tempo che ci ho messo ad arrivare a questo punto pensavo fosse indice (un'altra volta) dell'inesorabilità della sterzata. Non è così neanche quanto a questo, anche se mi sembra di fare più fatica ogni anno che passa, ma essere in grado, in qualche maniera, di riprendere in mano il greco mi fa sempre sentire un po' a casa e soddisfatta. E mi sono fatta l'idea che per quanto personale, non era certo naif il suo, di approccio al greco. Mi sento messa a parte di qualcosa, nell'arrivare a questa conclusione, anche se quello che sto vedendo ha a che fare con Ippolito solo in maniera marginale e occasionale.
E inizio a pensare al bagaglio... avevo sei-sette chili di margine, sono certa di averli presi, vediamo se ho anche sforato.

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