Sono costretta a scrivere offline, e solo domani potrò pubblicare il post: anche in questo paese dall'onnipresente free wireless, ogni tanto capita che il router salti, e la connessione per stasera è andata.
“Restroom” è il nome civile per indicare la toilette in America. Ebbene sì, questo è un post che parlerà di bagni. Ho avuto la tentazione di scriverlo fin dal primo momento, ma mi è sembrato ridicolo è anche un po' psicotico, quindi non l'ho fatto. Ero sconvolta dalla struttura del water in sé, in primo luogo: l'acqua che ci rimane dentro anche quando è pulito e funzionante è molto più alta che da noi, con il risultato che, avendo visto la prima volta una cosa del genere appena arrivata nella casa qua, mi sono detta: ecco, anche il water intasato la prima sera, che fortuna sfacciata. La mattina dopo ho usato il bagno, e tutto sommato non è successo niente. Se si esclude il disagio di sedersi su una ciambella soffice e rosa (non sto scherzando!) montata su una ceramica azzurra... direi che era tutto a posto. Il meccanismo per cui la levetta di fianco crea un vuoto che risucchia tutto e poi riempie di nuovo mi è diventato familiare abbastanza in fretta. Poi sono venuti i bagni della Beinecke. Quello che mi colpisce qua è il livello minimo di privacy che si accorda a chi usa il bagno, impressione confermata anche visitando le restrooms di ristoranti, per esempio: le pareti dei singoli bagni rimangono molto alte rispetto a terra, e ogni tanto mi sembra di essere tornata alle elementari, dove l'unica privacy era il non vedersi in faccia. Così è qua, e anche le porte hanno la stessa funzione di base di segnalare la presenza di qualcuno una volta chiuse, più che di celare o garantire intimità. In compenso, alla Beinecke, i bagni sono veramente ampi, provvisti di ogni comfort, dai copri sedili (in ogni caso, probabilmente se ne potrebbe felicemente fare a meno), ad abbondante carta igienica, per non parlare delle salviette che escono automaticamente sventolando la mano davanti alla macchina, e al distributore di oggetti di prima necessità per una signora (ed eventuali partner). Lo standard è molto alto dappertutto: non è solo la biblioteca di lusso a garantire un'esperienza confortevole e serena. Un po' dappertutto, nonostante la possibilità di trovare bagni più piccoli, scomodi o vecchi, ci saranno gli stessi accessori e la stessa rassicurante pulizia. E qui arriviamo al perché ho deciso di scriverlo, questo post curioso: mi sono fatta l'idea che se vuoi capire esattamente quanto è civile un paese, è i bagni pubblici che devi guardare, non le case, non i giardini, non la dimensione delle macchine. Solo un paese in cui la gente rispetta profondamente un servizio fondamentale e condiviso come sono i bagni può dirsi veramente civile. Anche la pulizia delle strade, o in generale il rispetto di ciò che è comune vale come indicatore, ma credo che per le toilette la cosa sia ancora più significativa, visto che si tratta, appunto, di qualcosa di davvero delicato ed intimo. Senza voler fare retorica o considerazioni generiche, lasciatemi notare che in Italia i bagni pubblici sono sempre sporchi, ovunque. Qua e là nel campus ci sono addirittura dei fasciatoi, come spesso si vede nei bagni degli aeroporti. E le fontanelle di acqua potabile, ovunque. (Questo mi rimanda ad un'altra cosa simpatica degli americani, o almeno di quelli che vedo qua: hanno sempre qualcosa da bere in mano: che sia una borraccia, un bicchiere di caffè, un contenitore di qualunque tipo, magari con una cannuccia e tanta schiuma, come quello di uno smoothie, nessuno si stupisce di vederti in mano con la bevanda pronta). E sull'idratazione, dunque, confermo quanto mi era stato anticipato prima della partenza.
Per il resto, muoio dalla voglia di scrivervi un mega post con foto a proposito del Moma, ma ancora non ce la faccio proprio; qua continua ad alternare caldo incredibile a temporali violentissimi ed improvvisi (mi hanno confermato che anche qua questo è normalmente il tempo di agosto inoltrato e non di giugno... mi chiedo cosa ci aspetta al campo...) oggi sono rientrata abbastanza tardi ma la giornata è stata lunghissima, e il cielo era ancora relativamente chiaro anche dopo le nove. Che sia stato oggi in realtà il solstizio?
In biblioteca sto esaminando molto materiale, ma sto riuscendo abbastanza a tenere il filo del discorso, e nei prossimi giorni, appena passata l'urgenza del test di inglese, conto di far precipitare un bel po' di idee e letture in qualcosa di scritto e tangibile.
Non andrò a Boston questa domenica, salvo ripensamenti improvvisi: è troppo lontano, e mi sento già sufficientemente cotta senza sei ore aggiuntive di bus.
Ho seguito la partita dell'Italia praticamente in diretta. Non credo di avere molto da esprimere, se non il divertimento di osservare gli stati di facebook nel loro evolversi durante il match. Altre cose importanti (e molto): ho parlato con il direttore del dipartimento di Letterature Comparate: da un lato mi ha confermato una visione molto aperta che avevo delle cose qua, dall'altra è stato molto franco con me, e letteratura comparata significa molte letterature nazionali, sarebbe meglio se sapessi, per esempio, il francese. A me piace l'impostazione americana, ma non voglio mettermi a fare cose che non mi appartengono. Vedrò le possibilità in altri dipartimenti e altri campus, ma se le cose stanno così, ahimè, si tratterà di lavorare sodo per avere il posto a Padova, dove – chi l'avrebbe mai detto? forse c'è davvero la possibilità di fare quello che voglio fare adesso, e come voglio. L'America mi sembra molto più praticabile con qualche Fellowship che per un programma devastante di cinque anni. Ma vedremo.
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Viva i bagni americani! La cosa più bella è che, nei bagni per gli uomini, ci sono water al muro a tutte le altezze, così chi è basso come me ha il water a sua misura e chi è più alto lo stesso!
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