martedì 1 giugno 2010

Walkin' around

E a proposito di paradossi... Non ho ancora spiegato il titolo di questo blog. Immaginate di aver attraversato l'oceano e i continenti, di avere alle spalle una giornata di 30 ore invece delle solite 24. Di trovarvi in un paese di cui conoscete la lingua, ma che suonava proprio meglio quando la parlavano piano e senza questo orribile accento americano (vabbè che la vita in Veneto mi ha abituata ad ogni genere di buffa cadenza...). Immaginate di trovarvi in una casa singolare, piena di oggetti da ogni parte del mondo, con uno (o due o tre) intensi odori e degli scalini scricchiolanti. Un sacco di "opere d'arte" dappertutto. Immaginate di avere voglia di fracassarvi sul letto. Al tempo stesso, wow, hai due ragazze americane che ti accolgono! Mi sento dentro il telefilm Felicity o qualcosa del genere. "Da dove arrivi, come stai?" "Sai, dovresti proprio provare la pizza! Conosci la pizza?" Bocca spalancata stile pesce lesso, un sorriso sardonico. "Non devi spiegarmi cos'è la pizza, sono italiana" "Ah sì? Pensavo che fosse una cosa americana" "Ah ma quella italiana è una cosa completamente diversa" fa l'altra, saggiamente. Vi lascio immaginare il mio divertimento di fronte a questa conversazione. Ovviamente Paolo mi aveva già raccontato di storie simili, cosa che se possibile ha solo moltiplicato il mio divertimento.
Durante la giornata di ieri non ho fatto molto di sostanziale. Avevo deciso di ambientarmi, semplicemente, girando un po' qua e là, facendo qualche acquisto.
Ho fatto colazione in un posto qua vicino, un negozio che si chiama Au Bon Pain. Il fatto che appartenga ad una catena un po' mi disturba, ma questo mi aiuta a capire gli ingredienti delle cose in vendita, se capire si può dire, vista la quantità di strani additivi che TUTTO ha. Opto per un accattivante Bagel con i semi di papavero. Lo prendo "plain", senza strane salse o ingredienti che la mattina (nemmeno se a casa è in realtà ora di pranzo!) non vorrei mai vedere nel mio piatto. Mi compiaccio della scelta e della gustosa scoperta, l'esperimento è da ripetere. Continuo a camminare qua e là. I negozi sono per la maggiorparte ancora chiusi, ma le librerie sono già aperte, visto che quasi tutte sono anche caffè. E sono pieni di gente che approfitta delle wireless, disponibili ovunque.

Capito davanti alla Beinecke senza quasi nemmeno accorgermene. La piazza davanti è più piccola di quel che mi era parsa in foto, e tutto sommato l'edificio non è nemmeno così terribile, nonostante la geometria. Vedo anche la Sterling, tutto un altro stile. Mi incuriosisce davvero, con dei lucidi disegnati di cose "gotiche" sulle finestre. Perdo una mezza mattina dentro Barnes and Noble. E' una libreria enorme con il merchandising di Yale. Hanno qualsiasi cosa là dentro. Esco con delle parole crociate che pago più di quanto vedo scritto in copertina per delle tasse aggiunte in cassa. Questo sistema americano è piuttosto fastidioso, spero di venirne a capo in fretta. Giro e girello, tra vetrine buffe (e da quello che vedo nei negozi mi dico che la mia padrona di casa non ha gusti così strani rispetto alla media, allora!), edifici di culto e il vecchio campus. Decido di pranzare nel posto dove a sera farò un po' di spesa. Mangio "a peso": aggiungo tanta insalata, che tanto non incrementerà molto il prezzo "per pound". Provo a fare le mie crosswords, mi rendo conto che l'ottimismo è il profumo della vita! Controllo di tanto in tanto le mie soluzioni: mi accontento di una decina scarsa di risposte corrette. La giornata prosegue in questo modo, girando un po' casualmente, stupendomi di tutto. C'è il sole, ma dall'ora di pranzo si alza un po' di vento e a sera fa quasi freddo. Torno a casa con due sacchettini: disgustata dall'idea di un ragù venduto in barattolo da mezzo chilo e "flavoured" a chissà cosa, mi accontento della rassicurante (!) salsa di soia, un po' di riso, delle gallette, della verdura in barattolo (neanche troppo economica, e per il momento non sembra esserci verso di trovare altro), un pacco di farina, che almeno è sicuramente commestibile in qualche maniera. Anche questa è potenziata con ogni sorta di vitamine e diavolerie.
Passo la sera scrivendo e chattando, mi faccio la cena, guardo un po' di tv (One Tree Hill, per i fanatici). Faccio un po' di conoscenza con le altre ragazze. Alison mi spiega che ha vissuto due anni in Brasile, capisce il mio disagio con la lingua. Sara, invece, ha passato un periodo in Germania. Anche lei studia alla Beinecke. Finalmente conosco anche Kate, la proprietaria e Star, il suo cane. Ha passato il fine settimana in montagna, è davvero stanchissima. Vado a letto verso le undici, soddisfatta.

5 commenti:

  1. Ahahah fantastico che tu abbia subito provato l'americacentrismo e l'ignoranza diffusa riguardo le altre culture (il fatto di credere che la pizza sia invenzione loro è secondo me l'esempio più lampante per noi italiani).
    Ma alla fine il mio cellulare funziona?

    Viste le tue difficoltà alimentari, ti do le informazioni che ho sulla farina loro: è arricchita con sali minerali e altre diavolerie per legge (pare), ma non è niente di dannoso per la salute (mi dicono che anche alcuni panifici industriali in Italia lo facciano). Però, cosa che invece ti può interessare, è in genere già tagliata con farina di forza, in proporzioni buone per il pane (o per le focacce, cosa che ho cucinato spesso in California)

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  2. Sì mi era parso di intuire che hanno questo mito della vitamina aggiunta. Fin qui sto relativamente tranquilla. Ho visto che spesso hanno cose maltate dentro che per la panificazione sono ottime! Quando troverò dell'olio in grazia di Dio...

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  3. ciao vedo che anche tu come tutti gli italiani all'estero hai problemi col cibo, non disperare magari riuscirai anche a mangiare una pizza decente.....preparala tu....baci buona giornata luciana

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  4. ho visto le ultime foto....che meraviglia ragazzi...divertiti baci luciana

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  5. L'accento americano è meraviglioso! Verò è però che ti trovi nella zona dell'America meno americana, ma nonostante ciò con l'accento più marcato. Viva i Red States!

    Che forti che sono gli americani. Conoscono poco il mondo, ma quello che sanno lo sanno bene: è quel misto di gentilezza e profonda umiltà che li rende straordinari.

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