Dublino. Dublino finalmente.
E fin qui, tutta rose e fiori: il realizzarsi di un sogno, l'Irlanda, un'altra capitale europea al mio attivo.
Dublino. Dublino in un viaggio organizzato. Con degli adolescenti. Non solo i miei, ma quelli di tutte le vacanze studio in Irlanda, provenienti dall'Italia, dalla Spagna e probabilmente da tutta l'Europa.
Per non parlare dei turisti. I dublinesi immagino ci fossero anche loro, nascosti qua o là. Pare siano gente molto accogliente, e in effetti al ristorante sono stati piuttosto disponibili, ma non saprei dirne molto di più.
Insomma, un incubo. "Andiamo da Abercrombie?" "Certo, perché no... se vi fa piacere... "
Non solo il consumismo, ma quello turistico, i giri per souvenir, un disastro di gente... Un incubo. Un incubo davvero: sto lavorando, direttamente e indirettamente alla mia motivazione a lasciare tutto per viaggiare sola, e autonoma. Per qualche mese, alla ventura.
Ma procediamo con ordine: partenza alle 8.30, circa due ore di viaggio (forse meno: gli irlandesi guidano come dei disperati), ancora tanto verde, probabilmente mi piace più l'interno della costa, ma anche arrivando a Dublino è bello il panorama, soprattutto una volta che siamo sulle rive del Liffey. Il Liffey è nerissimo, e il livello dell'acqua è molto molto basso, in questo momento. Lo vediamo solo dal bus, per il momento. (La foto è scattata al ritorno, però!)
Il bus ci lascia in Merrion Square. Qui c'è una statua di Oscar Wilde, ma non vediamo nemmeno questa. Ci avviamo verso la National Gallery: in quanto gruppo, avremmo dovuto prenotare, e ci viene concessa solo mezz'ora ogni 15 persone, un'ora più tardi. Andiamo a vedere il Trinity College nel frattempo.
Bel parco, ma ben poco ce ne rimane, visitarlo, così, da fuori, e giusto per far passare il tempo, gli fa perdere gran parte del suo fascino. Rimane comunque un bel posto, e i ragazzi improvvisano una piramide umana sul prato. Continua a piacermi molto il loro stile. Alla National Gallery solo poche opere in esposizione. Riesco, usando il catalogo, a far interessare i ragazzi ad un'opera di Yeats dal titolo "Grief": non è figurativa, ed è già una scommessa indovinarne il soggetto, se non il titolo, mi diverto con loro a riconoscere nelle due macchie bianche un cavallo e un uomo che si guarda le mani. Ovviamente non abbiamo il tempo di vedere questo quadro. Vediamo un Caravaggio, però, Giuda che consegna Gesù, e un Rembrandt, e un Van Gogh non espressionista, e un David non classicista, anzi decisamente rococò, da ridersela sotto i baffi. Diverse belle cose interessanti e non scontate. Riesco a coinvolgere i ragazzi senza annoiarli, non tutti, ma il tanto che basta. La visita funziona. Pranzo all'Arlington hotel: mezzo polletto a testa. Nonostante il disappunto, decido di mangiarlo (tutto e bene, che almeno niente vada sprecato), ed è onestamente ben cucinato, per niente grasso. Al pomeriggio, la parola magica: shopping. Ho visto i ragazzi (maschi) così reattivi solo in occasione della partita di calcio. Decidiamo di lasciarli in Grafton Street, una via pienissima di negozi di marca, che comincia con alla statua di Molly Malone (qui i Dubliners, e qui Sinead O'Connor).
Per chi conosce Cagliari, una specie di via Manno con le dovute proporzioni, ma soprattutto strapiena di gente. Mi rifugio in un pub con un'altra Group Leader e due suoi amici, scappando dalla folla. Non posso bere, ovviamente.
Insomma, di Dublino cosa ho visto? Praticamente niente, presto l'appuntamento con i ragazzi e poi quello al pullman (mi godo però la soddisfazione di Beth che mi ringrazia perché sono sempre "on time"... incredibile, eh?), sperando che il supplizio finisca presto. Nemmeno ho bevuto niente. Il poco che ho visto, però, mi è piaciuto, ho goduto della compagnia degli altri Group Leaders a pranzo, e di due irlandesi dopo. A poco a poco è anche spuntato il sole: un cielo azzurrissimo.
E per puro caso, tornando nel posto dove abbiamo pranzato per usare il bagno, becchiamo anche un musicista che si esibisce con la chitarra: si deve partire proprio quando si trova ciò per cui varrebbe la pena restare.
Adesso che mi sono un po' orientata sono pronta per la prossima visita, "a modo mio" per quel che si potrà: vorrei vedere la cattedrale e girare un po' in Temple Bar. Poi, si sa: fabbrica della Guinness, adolescenti e un sacco di folla. Credo che andrò via da qui con una curiosità maggiore di quella con cui sono partita. E non credo sia in tutto e per tutto un male.
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la prossima volta vengo con te! che ne dici?
RispondiEliminasai che leggo sempre il tuo blog e guardo sempre le foto...è un po' come se viaggiassi insieme a te...invece di stare nell'afosa Padova a studiare e preparare campi...
baci
Nico